La fase di transizione

 

 

Negli anni che seguirono, la Società, pur proseguendo la sua azione di soggetto della industrializzazione delle zone peri-portuali, fu però impegnata prevalentemente nella co-progettazione di nuove infrastrutture: dalla superstrada Firenze-Porto, all'Interporto, al porto turistico. Nei primi anni '90, mentre il contesto produttivo locale registrava un momento di profonda crisi economica in conseguenza del progressivo declino industriale, dopo periodi alterni di alti e bassi, l'attività di SPIL si era progressivamente circoscritta alla mera gestione del patrimonio immobiliare che la società aveva consolidato nel corso del tempo. Per far fronte alla crisi di quegli anni, gli Enti Locali, nella loro azione di pianificazione strategica, ritennero di regolare il percorso di sviluppo del territorio attraverso l'espressione di una progettualità locale che si muovesse "dal basso", come elemento prioritario per garantire uno sviluppo endogeno. Venne innescato, pertanto, un processo di riorganizzazione del modello di sviluppo, nel contesto del quale si pensò di assegnare a Spil obiettivi più ambiziosi, puntando a farne una vera e propria società di promozione degli investimenti produttivi. In tale prospettiva si ritenne di affidare alla Società un'autonoma capacità di azione, affinché si rapportasse direttamente con le imprese, il mondo delle autorizzazioni ed il sistema pubblico, per garantire una più efficace e veloce realizzazione degli interventi programmati.